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Quando il vibratore scompiglia l’ordine patriarcale

Vittorio e Maria Chiara #III – Matt Santoro

Questa la III parte del racconto di Matt Santoro, la IV parte la trovate qui

Il giorno dopo, mi ritrovai al lavoro al museo di fianco ad Umberto, come sempre, del resto, a controllare i dati sul computer.
Passavo ore su quell’odioso monitor, che iniziava a dare fastidio a miei occhi, fino a quando non arrivò una telefonata al mio cellulare.

“Sono Marky, sei tu Vic?”

“Sì”

“Senti, sono in una cabina pubblica, distruggi quello che ti ho dato e vediamoci stasera”.

“Dove?”

Ti va bene di fronte all’ingresso di dove ci siamo conosciuti?

“Vuoi dire al…”

“Si, quel posto lì dove hai ballato con me”

“A Villa…”

“Si, ma non dirlo. E’ pericoloso.”

“E’ dove hai rotto il vestito?”

“Sì, all’ingresso di quel posto lì. Mi raccomando distruggi quello che ti ho dato.”

“va bene. A stasera”

“Ciao”

La situazione iniziava a diventare proprio strana, dovevamo vederci subito, senza preavviso e per di più dovevo distruggere un oggetto che avevo dovuto custodire gelosamente per lei. Roba da matti!
In quel momento fui sorpreso dalla voce di Umberto, che si girò verso di me, dicendo “Tutto bene’”

“Si, grazie”

Effettivamente quel comportamenti di maria Chiara mi aveva portato ad un po’ di tensione, per cui mi chiusi nel bagno per alcuni minuti.
Quando potei staccare dall’ufficio provai un senso di liberazione.
Dovevo arrivare a casa, distruggere il dischetto e poi uscire.
Quando arrivai tutto, per fortuna, era in ordine, presi il CD ROM e lo spezzai in diversi pezzi, poi li cacciai in un sacchetto.
Andai a cambiarmi, indossando una camicia a fantasia ed una giacca bianca di Armani. Presi il sacchetto ed uscii di casa.
Chiusi la porta e mi recai verso il Golf Club.

Quando arrivai tutto il Club forse era chiuso, si poteva solamente sostare al di fuori del cancello.
In quel momento c’ero solo io, mi guardai attorno sperando che non si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto, di quelli che fanno alcune ragazze agli uomini facendo finta di venire agli appuntamenti, ma poi non venendo, anche se in quel caso dovetti ricredermi, con una piccola utilitaria stava arrivando MariaChiara. Parcheggio’ l’auto di fianco alla mia e uscì, in Jeans, polo e scarpe da ginnastica.

“Ciao Vittorio, hai distrutto il CD?”

“Si, ho con me i cocci”

“Dammeli che distruggo anche quelli”

“Come?”

“Dammeli che ci penso io”

Aprì la mia portiera per passarglieli, una volta che lei li ebbe in mano, prese un accendino e li bruciò.
Vidi il metallo diventare poltiglia orribile, poi lei iniziò a parlare.

“Siamo in pericolo, tutti e due ; il relatore del mio dottorato è stato ucciso due giorni fa, ora l’unica copia di quello che cercavano quelli là ce l’ho io. Dobbiamo scappare entrambi, visto che ti userebbero per arrivare a me.

“Dove vuoi andare?”

“Non lo so, ma dobbiamo andare”

Frase degna di Jack Kerouack, del resto era quello che avevo sempre desiderato, un’avventura in stile sulla strada.
Salii sull’auto di lei e partimmo.
Dove saremmo finiti ancora non lo sapevo, ma dovevo scappare.

L’auto di Maria Chiara passava la strada tra campi e casolari, vedevo poderi, ville, villette, campi di grano e barbabietole, paesini, motel.

“Dove pensi di fermarti?” Chiesi.

“C’è un motel tra poco”

presi in mano il mio cellulare per guardare messaggi e chiamate, ma Marty mi disse, “Buttalo, o ci rintracceranno subito, coi mezzi che anno”.

“Ma sei matta, con quello che costa”

Si fermò in uno spiazzo e disse.

“Se lo porti con te, quelli ci trovano e ci fanno fuori.

“Ti rendi conto che siamo in pericolo?”

Mi strappò di mano il telefonino e lo buttò violentemente per terra.
Io ero molto amareggiato. Lei invece disse “Un altro punto a sfavore nei confronti di Tini e dei suoi uomini”.
Tornammo a salire in macchina quando e me venivano lacrime agli occhi per la perdita dell’oggetto, mentre lei restava completamente taciturna, mentre arrivava la sera.
Si fermò in un motel e mi fece scendere, mi disse “Per ora ho abbastanza soldi per una settimana tra gli alloggi, poi so come faremo a guadagnare”.
In camera lei si portò una valigia, cominciò ad aprirla, poi si tolse la maglietta e le scarpe e restò in jeans e reggiseno, era bianco con dei disegni.
Io l’abbracciai ed iniziai a baciarle il collo, poi spostai la mia testa e la baciai in bocca, anche se un po’ aggressivamente e insistentemente.
Mi diede con una mano una leggera spinta.

“Non esagerare”, mi disse.

“Vuoi che vada a prendere dei preservativi?”

“Ma come corri”

“Lo farò quando sarà il momento”

“Ecco, bravo”

Si slaccio il reggiseno, se lo tolse ed io iniziai a baciarle le mammelle e a prenderle in bocca.
Io mi tolsi la camicia e, rimasto a torso nudo, mi feci beccare da lei con il petto.
Rimasti entrambi in mutande, ci coricammo nel letto assieme e cominciammo a baciarci in bocca di nuovo, mentre sentivo i suoi seni sul mio corpo.

“Ora dormiamo” disse, “Domani sarà una giornata piuttosto pesante”.

Dormivo di fianco a lei, poi abbracciato a lei, intanto sognavo di fare sesso con lei su una spiaggia isolata, dietro alla quale c’era un colle con una cascata, mi svegliai e mi accorsi che il rumore della cascata era quello della doccia “Maria Chiara, sei tu?”

“Si”

Vidi che stava uscendo; aveva addosso solo un asciugamano, corsi ad abbracciarla.

“Posso vederti”

“Hmm..” disse un po’ arrabbiata “Si”

 

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