Betty&Books

Quando il vibratore scompiglia l’ordine patriarcale

Vittorio e Maria Chiara- IV parte

Aprì l’asciugamano e vidi il suo corpo nudo dal collo, passando per i seni a mele, fino al pube, non particolarmente folto.

“Mi piaci. Vuoi rifare la doccia con me?”
“Non abbiamo tempo, dobbiamo scappare”
“Dove intendi andare adesso?”
“Per ora ti dico il più lontano possibile”
“Ma hai così fretta”
“Senti Vittorio, non siamo ancora abbastanza lontano, Tisi potrebbe ancora trovarci”.
“Hai così paura?”
“Ha ammazzato il mio prof”
“Sei sicura che sia stato lui?”
“E sei sicura che qualcuno l’abbia ammazza…”
Lei mi guardò male.
“Va bene” Dissi io intimorito.

Andai a darmi una lavata in bagno e mi vestii come la sera prima, senza però la giacca. Scendemmo, pagammo l’albergo e riprendemmo il viaggio in auto. Ad un certo punto, prese l’autostrada ed uscì a Cervia, poi inboccò la lunghissima statale Adriatica, chiamata così perché costeggia tutto il mare Adriatico. A sinistra, indicazioni per i luoghi di mare, a destra, parchi dei divertimenti, musei e ristoranti. La strada passava di fronte a noi ed iniziavo a chiedermi dove saremmo finiti. Fui soddisfatto quando riuscii a leggere dopo ore ed ore di auto, la parola “bed and breakfast” fuori di una palazzina in cui si fermò Maria Chiara.

“Andiamo qui stanotte?”
“Sì”
“Dopo che faremo?”
“Ci ho già pensato io”

Quella notte dormimmo li per fare colazione la mattina del giorno dopo. Quando partimmo e lei arrivò nell’entrata, in un vicolo di campagna affiancato da file di alberi laterali e campi e casolari.
Ad un certo punto, si fermò in uno di questi e disse “Siamo arrivati”
“Come sarebbe a dire?”

“Per una settimana vivremo e lavoreremo qui”
“Lavorare qui? Ma sei matta?!
“Ho contattato l’azienda alcune settimane fa”
Vidi uscire un uomo grassottello, con abiti sportivi ed aria simpatica
“Siete voi due, signorina?”
“Buona sera signor Ruggeri. Questo è il mio ragazzo Vittorio”
Scendemmo dall’auto e ci accompagnò a casa, in una stanza da letto matrimoniale rustica, tutto sommato, confortevole. Il fattore ci lasciò da soli.
Chiesi “Cos’è stà pagliacciata?”
“Guarda che così, tutta la settimana avremo dei soldi, puoi comprarti dei vestiti e poi, se vuoi, aggiunse facendo la gattina, anche i preservativi”
“A Bologna quando torneremo?”
“Quando avrò parlato con un acquirente giusto”
“Senza telefono voglio vedere come fai”
“So dove andare furbone!” “E adesso iniziamo a riposarci” perché domani dovremo andare a lavorare.
Mi sedetti sul letto e poi dissi:
“Non è meglio che avvertiamo i parenti? Altrimenti danno degli allarmi inutili”
“ Su quello hai ragione, comunque nell’armadio ci sono gli abiti da lavoro”.
Aprii e vidi due tute da lavoro stive e due paia di stivali di gomma. Ero molto perplesso per dover fare un tipo di lavoro manuale. Il giorno dopo, con quegli abiti, io e Marky andammo a raccogliere pesche e albicocche. Iniziai a lavorare con lei assieme ad un gruppo di persone: dissi: “ buongiorno, io sono Vittorio, voi come vi chiamate?
“Due pensionati risposero”
“Giorgio”
“io sono Fausto”
“Si aggiunsero due teenager.
“Io Andrea”
“Io sono Christian, tu di dove sei?
“Sono di Bologna. Voi di dove siete?
“Di qua. Come mai sei finito qui?
“E’ una storia lunga”
“Raccogliendo quella frutta, mi chiedevo come mai la vita fosse così strana. Ero abituato a lavorare in mezzo alle tecnologie degli uffici, ed ora, per aver incontrato una ragazza che doveva nascondere un CD-ROM da gente poco raccomandabile, ero in mezzo ai campi. E tutto per contenuti di materia umanistica.
Boh!
I braccianti, mentre lavorano sono molto loquaci e li sentii parlare di diversi argomenti. Andrea disse ad uno dei vecchi che suonavano. Alla fine dell’orario lavorativo, Marky mi disse:
“Senti, Vic, io e te dobbiamo andare in un mercatone qui vicino!”
Senza che neanche ci cambiassimo, andammo verso la sua macchina e Ruggeri si avvicinò a noi con due ???.
“Per la vostra situazione, ecco delle buste anticipate. Salimmo sll’auto e andammo via per raggiungere questo centro commerciale.

Devo dire che vedere Marky in mezzo alla campagna raccogliendo frutta mi dava un senso di romanticismo e di pace come quello delle bucoliche di Virgilio. Lei, che bella donna che è! Ci fermammo prima a telefonare, le nostre frasi da un telefono pubblico furono

“Tutto bene, non possiamo dire dove siamo per questioni di sicurezza”
e “Io sto bene, ma non posso dire dove siamo perché è pericoloso”.
Tutti e due aggiungemmo “Ho un lavoro”.

Arrivammo al mercatone. Io comprai alcuni prodotti di abbigliamento a basso prezzo, poi Marky mi ci avvicinò e mi disse sottovoce
“Se vuoi comprare quegli oggetti di cui parli spesso, ci vediamo fuori”.
Mi recai da solo a comprare preservativi della mia marca preferita, poi andai a pagare e raggiunsi l’auto aspettando lei. Quando dopo qualche minuto uscii aveva con se due sporte ed un sorriso malandrino sulle labbra.
“Possiamo andare”. Disse maliziosamente.
Poi guidò verso il casolare con quel sorriso stampato sulle labbra; non capivo cosa fosse successo. Tornammo e mangiammo assieme a Ruggirei e sua moglie, bistecca con verdure, vino rosso, acqua, frutta della tenuta. Mariachiara chiese con permesso e salii in camera prima di me, io rimasi alcuni minuti a parlare coi due padroni di casa di quanto tempo saremmo stati lì. Salutai e salii anch’io e vidi lei uscire dalla doccia con addosso solo l’asciugamano; disse “Adesso vai tu”
Quando uscii, lei si fece trovare in piedi con un coordinato rosa reggiseno e slip che aveva, subito sotto la vita, il disegno di una mela.
“Sei bellissima”
Saltai nudo sopra di lei, iniziai prima a leccarle il collo poi a slacciarle il reggiseno spostando la mia lingua nella sua bocca. Misi la mia mano sinistra nel suo reggiseno e tastai il capezzolo sinistro.
“Hmm… si… prendi i preservativi” si tolse gli slip.
Detto, fatto, ne indossai uno veramente resistente. Spinsi lei a pancia in su sul letto e cominciai ad aver un rapporto con lei, prima molto lentamente, poi sempre più veloce. Mi ci voleva una donna così.
“Leccami le tette”, disse contenta ed io leccai prima il seno destro cento volte, poi il sinistro altre cento.
Mi sdraiai io sul letto di fianco a lei supino e dissi “Vienmi sopra mio bel cavallerizzo”.
Lei mi venne sopra e continuammo in questo modo. Dopo si stese su di me , mi abbracciò e disse:
“Che bello, stare con te, ora devo solo regolare come vendere il vero CD-ROM” Mi baciò, poi dormimmo.
Quello che Vittorio non sapeva era che Tini e i suoi uomini si fossero già messi sulle tracce e quindi anche su quelle di Marky, infatti in una sala con tavolo rettangolare si riunivano, con a capotovala Tini, un gruppo di uomini in giacca e cravatta.
Tini iniziò a parlare.

 

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