Betty&Books

Quando il vibratore scompiglia l’ordine patriarcale

Tracce di femminismo in Euskadi

Agosto 2016. Due essere di genere non identificabile viaggiano a ritmo di furgona assaporando l’aria di montagna delle strade statali, rifiutando per principio le autostrade prive di vita e riempiendosi le orecchie del rumore aggressivo del motore diesel di un vecchio Westfalia rosso appena comprato. Millequattrocento chilometri godendosi le tappe di un viaggio e non di una vacanza verso i combattivi Pesi Baschi.

Gender Trip: Diari di viaggio di donne in movimento.

Partenza: Pieve del Pino

Arrivo: Paesi Baschi

Mezzo: Furgone

Viaggiatrici: 2 – Rita e Francesca.

Pieve del Pino. E’ venerdì sera, sono passate da poco le 23.00 e Rina, la furgona che ci accompagnerà per i prossimi quindici giorni, non vede l’ora di mettersi in moto. Finalmente si parte!

Quattro notti di viaggio scorrono passando per Ventimiglia e le proteste dei No-Borders, Imperia, Dolceacqua e Carcassone… viaggiamo spesso di notte godendoci le strade vuote, le ombre suggestive delle luci, le insegne al neon e le chiome di platani artificialmente disposti lungo i bordi delle strade.

Grazie ad un passaggio a due giovan* autostoppisti riceviamo in regalo una fanzina femminista francese – “ S’ARMER JUSQU’AUX LEVRES” – autodifesa ginecologica – oltre che svariati adesivi anarchici inneggianti la lotta e il vandalismo. Cominciamo molto bene!

 

arme

 

Raggiungiamo la costa di Biarritz e in una spiaggia poco lontana ci godiamo la vista dell’oceano con le sue maree e le sue onde sferzanti. Il mattino seguente ci rimettiamo in viaggio dirigendoci a San Sebastiàn, città che troviamo molto commerciale e piena di turist*.

Le strade del casco viejo di San Sebastiàn sono attraversate da flotte di fragorosi turisti alla ricerca di pintxos da sbranare; girovaghiamo per circa un’ora annusando gli odori che fuoriescono dai bar, osservandone di sfuggita l’arredamento, la clientela e le portate. Dopodiché, senza pensarci troppo, ci accomodiamo al tavolino di un kebab sufficientemente silenzioso e gestito da due ragazzi di poche parole.

Tornando verso Rina un ristorante in chiusura attira la nostra attenzione.

Entriamo. Una giovane donna formosa si muove sicura dietro al bancone. Ci sorride.

Arrivate da un giorno nei Paesi Baschi non perdiamo l’occasione di ordinare due bicchieri di pacharan ghiacciati. Avvicinandosi al bancone, notiamo la stampa dei fazzoletti di carta disposti sul bancone: NO ES NO!

Sono il frutto di una campagna di sensibilizzazione che è stata diffusa nei locali del centro…

ci racconta un’altra donna apparsa da poco.

Un concetto chiaro, universale, purtroppo ancora necessario. Sempre più a nostro agio, ordiniamo altro pacharan in attesa che il locale chiuda. Alcuni giorno dopo arriviamo a Bermeo; durante un’esplorazione per le vie del centro mettiamo mano ad un murales sfregiato da vigliacchi fascisti. Anche in viaggio, raccomandiamo di tenere un pennarello carico sempre a portata di mano!

 

 

Procedendo verso ovest arriviamo alla famosa spiaggia di Zumaia, riserva naturale. Inaspettatamente, la città ci accoglie con una festa tipica basca. Tutt*, dai neonat* passando per ragazz* e adult* indossano gli abiti tradizionali: i fazzoletti rossi al collo ed il basco nero in testa per gli uomini, il grembiule bianco legato in vita e il fazzoletto appuntato in testa per le donne. In questa festa paesana, dove la dimostrazione della virilità maschile comprende anche la tosatura violenta di alcune pecore in piazza, una bambina vestita felicemente da ragazzo attira la nostra attenzione. Immediatamente viaggiamo nella nostra memoria alla ricerca di quei momenti in cui al vestito da principessa preferivamo Zorro e sì, lo sappiamo, è terribile…anche quello dello sceriffo (che però con grande godimento indossava le manette!!)

Anche il centro di Zumaia ci sorprende con murales femministi dipinti all’interno di un parco giochi.

 

foto6

 

foto7bis

 

Lentamente il nostro viaggio prosegue verso Onati, piccolo villaggio definito “museo a cielo aperto” su una guida del 2009 per la quantità di murales inneggianti le lotte dell’ETA: partiamo alla sua ricerca avventurandoci nell’entroterra per poi scoprire che di murales ne rimangono molti pochi. Troviamo però un dirompente manifesto di una manifestazione femminista.

 

foto8

 

foto9

 

Tappa dopo tappa ci sentiamo in compagnia di invisibili compagne. Siamo molte più di due. Le rivendicazioni ci accomunano, la voglia di lottare ci unisce. Solidali e complici ci sentiamo accolte in un paese che non è il nostro.

Come contraccambio regaliamo momenti di ambiguità ai passanti di Bilbao. Sfruttando i vespasiani ancora presenti in città, decidiamo che è arrivato il momento di irrompere nello spazio pubblico in compagnia di RINO (cono per fare la pipì in piedi), irrinunciabile comodità del ventunesimo secolo.

Al ritmo di “Stand Up and Fight!” ci avviciniamo ai bagni all’aperto e facciamo anche noi pipì stando finalmente in piedi: un gesto liberatorio il cui senso non sta tanto nel poter imitare gli uomini quanto quello di generare momenti di ambiguità nello spazio pubblico che quotidianamente attraversiamo con i nostri corpi.

  • “Com’è possibile che una donna faccia la pipì in piedi?” si domanda un passante
  • “Ma è una donna quella?” chiede il ragazzo alla fidanzata.
  • “Ma no, sarà un uomo travestito da donna!” risponde lei.
  • “Oppure una donna che sta transizionando verso il maschile e che ncessita di fare un po’ di prova…” interviene la studiosa di transgender studies in erasmus a Bilbao.

In ogni caso, a detta loro, qualcosa non torna. Felici del gesto ci tiriamo su la zip senza scrollare!!!

zip

Se vuoi saperne di più sullo “spazio segreto della mascolinità” esplora uno dei sui oggetti-culto: il vespasiano.  qui un reportage dal Portogallo!

 

205