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Fosta-Sesta la Legge che colpisce il sexwork e gli spazi digitali favorevoli al lavoro sessuale

L’11 aprile il Presidente Trump ha firmato la legge che consente agli Stati e alle vittime di combattere la tratta di esseri umani online (fusione tra FOSTA: Fight Online Sex Trafficking Act e SESTA – Stop Enabling Sex Traffickers Act), questa stabilisce che i siti web possano essere ritenuti legalmente responsabili se i loro utenti pubblicano annunci a fini di prostituzione, e, più incresciosamente non fa differenza tra il concetto di “traffico umano” e “lavoro sessuale legittimo e consensuale”.

Uno degli effetti più eclatanti è che un host server sul quale erano appoggiati diversi siti di promozione e pubblicità (tra i piu conosciusti Craiglist – la sezione personal – e Backpage) è stato chiuso. Ben peggiore sorte per Backpage stesso che si è visto direttamente l’FBI alla porta.

Ciò che da allora sembra sempre più evidente è che sebbene la FOSTA-SESTA sia una legge promulgata negli Stati Uniti, le sue conseguenze ricadono a catena anche a livello extraterritoriale, poiché moltissime piattaforme sono, di fatto, utilizzate su scala globale.


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I providers americani che sono abituati ad utilizzare la censura come forma di controllo si sono trovati in mano uno strumento che permette loro di bloccare ulteriormente tutto ciò che ha a che fare con il sesso e la pornografia, ognuno con strumenti diversi: providers come Twitter usano lo shadow banning – che blocca i contenuti ritenuti illeciti, Facebook, cancella i profili, WordPress interi siti-web, mentre per piattaforme come Backpage che permettono di pubblicizzarsi ad un basso costo viene vietata del tutto la pubblicazione. Ciò che non viene considerato è invece quanto queste piattaforme siano di grande importanza per tutte quelle categorie di sex-workers che lo usano per trovare e – soprattutto – verificare i clienti e per comunicare con le/i colleghi che ne fanno uso.

Un’azione legale di questa portata oltre ad aver reimmesso sulle strade la prostituzione, andando ad incidere sulla sicurezza delle persone, ha già distrutto le economie dei lavoratori – non solo sex workers, ma performers e tutto l’indotto – che hanno consensualmente optato per  questo tipo di attività (quanto materiale pubblicato è stato di colpo spazzato via!) incidendo pericolosamente sui loro mezzi di sostentamento.

Immagine via Instagram

 

Bisogna ricordare che a causa del suo stigma, il sex-working è un tipo di lavoro solitario, e che può rendere molti soli, le reti digitali sono pertanto di estrema importanza. Non è dunque solo un’opinione, ma un fatto che il FOSTA-SESTA sia uno strumento atto a mettere a tacere le/i lavoratrici del sesso. Tuttavia, l’applicazione della legge mostra anche quanto le/i sex-workers siano incredibilmente pieni di risorse.

Questi stanno, infatti, già sviluppando – o trasferendo – spazi digitali favorevoli al lavoro sessuale che non possano essere influenzati o intaccati dalle leggi statunitensi.

Tuttavia, dato il costo più elevato di alcuni di questi spazi, ciò rischia di portare ad una maggiore suddivisione tra le/i sex-workers creando classi di accesso e colpendo le fasce più deboli come la comunità GLBTQ e le persone con disabilità in un momento in cui invece dovrebbe essere necessario unirsi – sotto l’egida dell’ombrello rosso- per lottare per i diritti e difendersi contro la stigmatizzazione.

Vi è un’ulteriore considerazione da fare: nonostante il lavoro sessuale sia in alcuni paesi criminalizzato e in altri legalmente regolato e siano state fatte chiare distinzioni tra forme coatte e consensuali di lavoro sessuale – come nei casi di Paesi Bassi e Germania -, il FOSTA-SESTA agisce come super-controllore ignorando completamente queste differenze, appiattendole e distruggendo le preesistenti comunità online.

Contemporaneamente alla legge statunitense in Europa è entrata in vigore la legge sulla protezione dei dati – GDPR General Data Protection Regulation – che mira a proteggere la privacy dei dati e a riformulare i modi con i quali le organizzazioni debbano approcciarsi alla tutela dei dati, questo sottende che piattaforme che operano in entrambe le regioni dovranno adeguarsi a diverse  regolamentazioni andando a creare un’ulteriore complessità e soprattutto disparità a seconda  della residenza dell’utente.

Oltre ad attendere gli effetti  dell’entrata in vigore nel mondo della prostituzione on line rimane la certezza che da questo guazzabuglio legale restano fuori tutte quelle comunità digitali che nè risiedono negli USA nè in Europa e che di fatto anche digitalmente rimangono sempre più penalizzate (n.d.r).

#LetUsSurvive #IWD18 #survivorsagainstsesta #stopsesta


Autrice:

Merel Arianne van Mansom, dott.ssa in Sociologia e Metodologia Femminista con particolare competenza sulle tendenze europee nel settore delle/i sex-workers.


Taduzione a cura di G.N.

cover Flickr/Fibonacci Blue

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