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immaginari contemporanei da un’ottica di genere

STAND UP and FIGHT with Rino

Il progetto STAND UP AND FIGHT  è una riflessione trans-femminista queer che parte da un luogo solitamente nascosto nei recessi della nostra mente,  in cui tutt* vanno, ma di cui nessun* parla: il bagno pubblico.

Alcuni studi mettono in evidenza come la suddivisione dello spazio tra uomini e donne all’interno dei bagni pubblici sia totalmente culturale e come questa pratica di stampo patriarcale abbia portato alla creazione di ambienti e ambiti separati, di cui i bagni pubblici ne rappresentano l’emblema.

I simboli di un corpo femminile sulle porte dei bagni delle donne e quelli maschili ai bagni degli uomini, attraverso la loro ripetizione, confermano il binarismo sessuale e la corrispondenza sesso-genere, mentre la presenza di un corpo “differente” (proprio lì dove i corpi si dimostrano vulnerabili e “fluidi”) crea disordine e viene percepita come una trasgressione che mette in pericolo le norme che reggono la struttura eterosessuale stessa.”(Giulia Siviero per Il Post)

Che il corpo “differente” sia di una persona trans o di una donna che piscia in piedi attraverso un cono di silicone questo non cambia: infatti, la paura scatenata dalla possibilità per tutt* di utilizzare lo stesso bagno pubblico ha portato negli USA a una proposta di legge che se approvata, renderebbe un reato utilizzare bagni, docce, spogliatoi riservati a un sesso da parte di persone di sesso diverso da quanto indicato nel certificato di nascita. Se il proprio sesso alla nascita non corrisponde a quello della targhetta del bagno, la pena potrebbe comportare fino a un anno di carcere e una multa di cinquemila dollari. Sembra assurdo ma è realtà!

In Italia sull’argomento non si risparmiano insulti violenti rivolti alle persone transessuali. Ignorando il fatto che medici e psicologi stiano finalmente eliminando la transessualità dalle malattie mentali grazie alle battaglie di attivisti e attiviste di tutto il mondo, c’è ancora chi dice: Se poi questi signori/e con questa disfunzione sessuale la facessero finita con l’equivoco, che evidentemente non rende solo drammi, e decidessero cosa essere nella vita, con tutta l’assistenza psicologica ed economica necessarie e doverose da parte dello Stato, sarebbe cosa buona e giusta. Finalmente avrebbero il loro bel bagnetto come tutti gli altri umani e quello che è, o dovrebbe essere, un drammatico scherzo della natura non esisterebbe più..” (A.Bertirotti su Il Giornale). Terribile!

Oggi come oggi, però, davanti all’obbligatorio binarismo di genere che si esprime nella rigida suddivisione dei bagni (ben illustrato con le fotografie in questo articolo), le persone con un’identità anatomica femminile possono scegliere di “ALZARSI IN PIEDI” e “LOTTARE” in un gesto di autoaffermazione della propria soggettività capace di generare un’anomalia rispetto alla norma.

Le donne che intendono rovesciare l’ordine eteropatriarcale ben organizzato dei bagni pubblici possono servirsi di un cono per fare la pipì in piedi (ovunque e con qualsiasi tipo di abbigliamento).

L’utilizzo del cono per fare la pipì in piedi può addurre molteplici significati, primo tra tutti quello sovversivo. Lo spazio pubblico, sempre più controllato e binariamente suddiviso, viene messo in crisi dall’ostentazione di una donna che piscia in piedi: la decostruzione della visione paternalistica che vede le donne esposte agli sguardi e al pericolo, provoca un effetto straniante nel passante che assiste alla scena. La personale esperienza con Rino (cono in silicone colorato) nei pisciatoi pubblici di Bilbao mi ha permesso di confermare questa tesi.

Il sessismo violento che perpetua l’idea delle donne come creature  pulite e delicate, chiuse in qualche luogo per nascondere le proprie vergogne, va contrastato con pratiche liberamente scelte che maggiormente concordino con la nostra natura selvaggia.

Vivere lo spazio che ci circonda, naturale o urbano, col massimo della libertà, rende le nostre azioni azioni-provocatorie. Le street rave parade, i baci omosessuali in pubblico, le performance di travestimento e denudamento, le manifestazioni di piazza, etc…tutti questi momenti di riappropriazione agiscono non solo sullo sguardo, ma anche sull’emotività di chi guarda, provocando spesso un senso di straniamento e volontà di censura da parte di coloro che assistono alla scena.

Qualsiasi azione con lo scopo di conquistare spazi di libertà è valida, una  potrebbe essere l’utilizzo di Rino, anche se: “Il vostro corpo è solo vostro e le cose che si fanno per renderlo più divertente, più completo o migliore sono responsabilità solo vostre. E in effetti, quelle cose si dovrebbero fare sempre, perchè ci danno piacere e stimolano la fantasia, mai come autoimposizione o perchè fanno piacere a terz*“(cit. Diana Torres “Fica Potens”-malatempora -pag.100)

Il cono è uno strumento che permette alle anatomicamente donne di sperimentare un aspetto del proprio essere maschile in modo molto concreto, favorendo la liberazione sessuale e provocando un ghigno di soddisfazione e di divertimento!

Per chi ancora non ci crede vi suggeriamo la visione di STAND UP AND FIGHT! video realizzato per le strade di Bologna con lo scopo di sperimentare quanto suggeritovi fin’ora.

Buone pisciate!