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La queerness di Pisa. Torre storta a queer festival.

“La Torre Storta” è il titolo del festival queer che ha preso il via a Pisa, sede di tre tra le più importanti istituzioni universitarie d’Italia e d’Europa. Il festival si sviluppa in più luoghi e nell’arco di quattro mesi – da marzo a giugno 2018. L’immagine della locandina rappresenta l’iconica Torre di Pisa, meta turistica per un souvenir fotografico, sovrastata da un’enorme rossetto magenta, ma si può interpretare anche come una torre storta in drag.

La torre/rossetto, come la cultura queer che attraversa la città di Pisa, è invisibile solo a chi non ha il desiderio di guardare oltre a quello che ci si aspetta, come enunciato nel manifesto politico del Festival:

“(…) La queerness è già qui e attraversa gli abitanti di questa città, apparentemente placida e ferma, attenta a esaltare il suo passato remoto di libero comune portuale prima e di Medicea rilevanza poi; dimentica invece del suo passato recente che dal ’68 al ’77, dalla scena punk all’impegno quotidiano dei centri sociali, ha sempre espresso delle forme di vita in controtendenza. Storte, punk. Queer. (…)”

Tra le varie iniziative proposte è andata in scena “This must be the Queer una tre giorni che ha avuto luogo presso il Cantiere San Bernardo, una chiesa sconsacrata del ‘600 gestita dall’omonima associazione. Le giornate si sono articolate in più fasi in modo da favorire la convergenza di aspetti divulgativi e ludici.

Di particolare interesse segnaliamo la mostra della fanzine californiana “HOMOCORE” – fondata a San Francisco nel 1988 e attiva fino al 1991 – e “Queer l’ha visto” uno spettacolo parodistico su persone che spariscono/disertano dal genere. “Queer l’ha visto” – produzione di FaiUna e Cantiere San Bernardo – è un’avventura alla ricerca di persone “scomparse” da vite che non gli appartengono, e che vengono invece ritrovate nelle loro versioni più autentiche e genuine.

Queer sotto la prima puntata:

Prima di lasciarvi abbiamo rivolto un paio di domande alle favolosità che si celano dietro all’organizzazione.

Mi piace molto questa formula festival così diluita nel tempo e negli spazi. A Bologna siamo ormai costrett@ in formule lampo come party e workshop, il che riflette – in parte – la mancanza di spazi in grado di garantire una continuità di programmazione e “reddito”.

Betty&Books è senza una sede dal 2012, e lo spazio “eventi” è stato abbandonato addirittura nel 2004. Abbiamo optato verso una formula nomade e slegata da spazi identitari, certo ai tempi faceva figo, ma sarebbe disonesto non ammettere che nel tempo è risultato dispersivo e antieconomico.

Qual è la situazione a Pisa, come vi rapportate e come scegliete gli spazi cittadini in cui svolgere i vostri eventi?

Gli eventi della Torre Storta si svolgono in tre spazi principali: il Teatro Rossi Aperto, il Cantiere Sanbernardo e il Lumière. Due di questi sono spazi pubblici, il terzo è il cinema più antico della città, oggi gestito da un’impresa culturale che condivide gli stessi ideali e obbiettivi del nostro manifesto.
La formula fluida è stata quindi una conseguenza di questa geografia cittadina, che non esclude altri luoghi ancora non presenti in calendario, ma che conferma quanto dici rispetto alla continuità di programmazione: “Spazio, dunque sono”. Questi spazi sono luoghi di resistenza culturale, che vengono tenuti in vita solo dalla volontà politica di chi li gestisce ogni giorno. Le associazioni e i collettivi che hanno ideato il festival sono ospiti di questi spazi, da sempre dialogano fra loro e sono riuscite, in questi anni, a costruire esperienze comuni che hanno arricchito il tessuto culturale della città. La Torre Storta è espressione di questa rete cittadina. Ora che siamo alla vigilia delle elezioni amministrative parlare di spazi pubblici fa correre subito un brivido lungo la schiena. Questa comunque è la nostra realtà.


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Non mi è chiaro nel magma del travestitismo capire cosa siete esattamente, e non essendo di Pisa (io abito in una città che di torri storte ne ha ben due) non ho idea del tipo di impatto che sta avendo il Festival in una città come Pisa, sia in termini di pubblico che di “stampa”. Vi siete fatt@ un’idea?

Siamo espressione di una rete informale, appunto, di associazioni, collettivi e singol@. Pisa è una città molto viva in questi termini ed è un terreno fecondo per le relazioni. Ci siamo quindi incontrate ciascuna già con una propria idea di iniziativa sul Queer, sapendo che tante realtà stavano lavorando sul tema, ed è stato piuttosto facile mettere insieme tutte le proposte in un calendario unico. Questa formula ci ha permesso di sviluppare tanti percorsi diversi: una varietà di cui siamo davvero fiere.
Il pubblico pisano sta partecipando e apprezzando. Gli eventi ad oggi sono stati seguiti per lo più dalle comunità che già popolano gli spazi del festival, anche se non sono mancati volti nuovi. Gli spazi durante le serate della Torre Storta vengono sempre connotati come “safe”, con pannelli dedicati e indicazioni. Talvolta si sono registrate delle reazioni poco amichevoli, ma sono stati per fortuna dei casi isolati.
La stampa locale non ci considera molto, a eccezione di una radio – Punto radio – che ci ha dato voce. Ma non disperiamo.

Nel salutarvi un’ultima domanda, questa se non erro, ma forse erro, è la prima edizione del Festival, state già pensando a una seconda edizione e in che formula rispetto a quella di quest’anno? Avete qualche esempio di Festival e pratica politica a cui guardate con interesse?

Sì, questa è la prima edizione. Non stiamo ancora pensando alla seconda edizione: vorremmo portare a conclusione la prima senza intoppi e con il massimo godimento per tutt@! Ma siamo comunque delle furie piene di idee, quindi se ci sfidi…
Quanto a festival e pratiche di riferimento, crediamo che ognun* abbia i suoi riferimenti più o meno strutturati, più o meno istituzionali e più o meno tematici (per fare qualche esempio il Florence Queer Festival, Divergenti di Bologna, Toscana Pride, Sicilia Queer Fest, Festival Mix, GendErotica, HackerPorn, ecc). Diciamo che qualcosa che sia a così lungo respiro e con soggetti diversamente strutturati è difficile individuarla.

Sulla pagina facebook trovate gli eventi del ghiotto calendario. L’auspicio è di portare alla luce spettacoli, concerti, laboratori, incontri, discussioni, per far scintillare la possibilità che possano esistere forme di vita fuori dalla Norma. sì, anche a Pisa!