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Un approccio alla sessualità libero e consapevole.

Scandalosa Armana

Il provocatorio video che pubblicizza il Salon Erotico di Barcellona (6-9 ottobre 20016) è al centro di un’animata discussione. Dopo le prime, entusiaste condivisioni del video si sono levate le voci di dissenso.

C’è una discussione molto animata in queste ore, nel web spagnolo, intorno ad un provocatorio video che pubblicizza il Salon Erotico di Barcellona, gigantesca fiera-mercato dell’erotismo con una storia più che ventennale alle spalle. Nel video (ironicamente chiamato Patria) una giovane dai capelli di fuoco elenca alcune contraddizioni-chiave della società spagnola: a partire dalla sanguinosa tradizione della tauromachia (che con un mirabile paradosso antispecista è collegata alle polemiche sulla difesa della vita del fronte antiabortista, molto potente nel Parlamento a maggioranza conservatrice) fino ad arrivare al tema caldissimo delle migrazioni (quelle di chi arriva e quelle di chi parte) passando per la corruzione della classe politica, lo strapotere delle banche, l’omofobia e un vario eccetera relazionato con l’ipocrisia della doppia morale cattolica che infesta la parte più retriva del Paese.

A rendere il tutto ancora più potente c’è il Requiem di Mozart come sottofondo musicale: secondo l’attivista femminista Alicia Murillo è da attribuire principalmente alla musica il successo impressionante che ha avuto il video in queste ore, non solo nel numero di visualizzazioni ma soprattutto in quello dei commenti – entusiastici e polemici – che ha collezionato sui social.

Contesto #01 – il Salon Erotico

La sua prima edizione risale al 1993 e il suo nome originariamente era FICEB (Festival Internacional del Cine Erotico de Barcelona): nel 2008, a causa delle ricorrenti critiche (provenienti soprattutto dai settori più reazionari della politica), il Festival si trasferì per protesta a Madrid. Questa ribellione ebbe l’effetto sperato: Barcellona è una città drogata dalle fiere, l’indotto delle visite di chi arriva per fare affari – nei campi più disparati, dalla telefonia mobile alla ricerca biomedica – è notevole e sorregge, oltre ai grandi capitali, le economie di tanta gente precaria. Dall’anno successivo alla protesta infatti l’esposizione prese il nome di Salon Erotico, spostandosi dall’originaria collocazione ai margini della cittá (a Hospitalet, un comune dell’hinterland) ad una installazione municipale periferica ma ormai dentro la città di Barcellona.

A leggere il programma, il Salon Erotico sembra un’iniziativa almeno al passo coi tempi: uno spazio commerciale pensato per un pubblico vasto e variegato, non dedicato esclusivamente allo stereotipo di maschio segaiolo consumatore di porno. Oltre gli spettacoli dal vivo e il cinema, oltre alla vendita di qualsiasi prodotto relazionato col tema sono in programma workshop e conferenze (con particolare attenzione al mondo swinger e all’erotismo esoterico), c’è uno spazio dedicato alle produzioni LGBT (no, non esageriamo: la proposta si chiama Enclave Gay e sembra essere abbastanza centrata sulla G – alla T è dedicata una conferenza sulla transessualità nell’infanzia) e poi angoli riservati al feticismo dei piedi e al solletico.

Negli anni scorsi il Salon contava con un’area dedicata addirittura al piacere delle donne: quest’anno nel programma non ce n’è già più traccia anche se alcune offerte hanno un target anche femminile (sempre presente il fantasma del punto G, rianimato dal fenomeno squirting).

Contesto #02

L’anno passato il Salon Erotico investì in uno spot virale abbastanza sopra le righe. Era quasi una realizzazione in video dello slogan sessantottino a follar, a follar que el mundo se va a acabar (scopiamo, scopiamo che il mondo sta per finire) e a metterci la faccia era stato in quel caso Nacho Vidal – grandissimo mito in declino del porno spagnolo. Manifesto antimilitarista apocalittico, il video aveva avuto una buona ripercussione a livello dell’infosfera. Niente però, se confrontata con i due milioni di visualizzazioni ottenute in pochi giorni dall’ultima campagna.

Bisogna infatti considerare il fattore Amarna.

La giovane dai capelli rossi protagonista del video è infatti una delle stelle piú luminose dell’industria pornografica di Spagna: si chiama Amarna Miller, ha 25 anni e si dichiara femminista e votante di Podemos. Amarna è una lavoratrice instancabile: oltre a dilettarsi sui set locali e d’oltreoceano, ha un’intensissima vita social e si definisce imprenditrice. Ha pubblicato un libro di poesie dal titolo meraviglioso (Manual de psiconautica) e vista l’infatuazione che i media hanno per lei quasi ogni settimana ci sono sue interviste in giro per la rete – non arriva peró al Savianismo: si esprime su temi che conosce e i suoi interventi (scrive anche per diversi magazine) sono sempre apprezzabili.

Armana Miller

Armana Miller

Contesto #03

Ad organizzare e patrocinare il Salon Erotico è Apricot, una impresa catalana che offre quello che loro stessi chiamano un servizio di prostituzione etica, che consiste nel facilitare attraverso una pagina web i contatti tra prostituta e cliente ed eventualmente ospitare l’incontro in uno dei due bordelli della ditta (ce ne sono uno a Barcellona e un altro a Madrid).

Ora, devo ammettere che pur essendo una tifosa sfegatata del lavoro sessuale, mi ha fatto un certo (brutto) effetto trovare nella web una sorta di catalogo Postalmarket delle ragazze disponibili: la modalitá Libro delle facce (che tanto invece mi faceva ridere su Tinder) m’ha generato una certa inquietudine. Peró nel sito è talmente evidenziato lo slancio etico dell’impresa (che a suo dire garantisce pieni diritti alle lavoratrici) che sono quasi riuscita a mettere da parte il dolore nel notare che la stragrande maggioranza di quelle donne erano straniere provenienti da paesi poveri e l’irritazione per lo standard fisico omologato (è il mercato, baby).

Cosí come in Italia, la prostituzione in Spagna si realizza in un limbo di alegalitá: non è vietata ma sono vietati l’abbordaggio in strada e il lenocinio, ovvero il ricavo di un profitto sulla prostituzione altrui. Per controllare il fenomeno, con un decreto del 2002 il Governo catalano ha concesso una sorta di permesso ad alcuni locali pubblici (ovviamente vietati ai minori) in cui è possibile l’esercizio della prostituzione, i cosiddetti puticlubs – luoghi attrezzati sempre con stanze private in cui la prostituzione si realizza. Le prostitute pagano una quota per l’affitto di queste stanze (normalmente il 50%) e in questo modo guadagnano (ai margini della legge) i proprietari dei locali.

La polemica

Dopo le prime, entusiaste condivisioni del video di Amarna per il Salon Erotico si sono levate – sempre piú aggressive – le voci di dissenso.

Ovviamente quasi tutte concentrate su di lei, sulla sua supposta ipocrisia nel denunciare l’ipocrisia.

Il primo affondo lo ha fornito la UGT, sindacato che ha accusato il Salon Erotico di voler approfittare di manodopera gratuita (c’era un appello sul sito della fiera: ricercavano volontari per mansioni semplici in cambio di biglietti d’ingresso all’evento). Ora a me sembra che un sacco di eventi culturali facciano affidamento sul lavoro non retribuito: lo chiamano stage – e spesso neanche hai tempo di vedere niente del festival in cui lavori, peró sono eventi piú rispettabili di una fiera del porno e fanno curriculum (tipo il Primavera Sound, che all’inizio di quest’anno cercava laureati per gestire la raccolta differenziata del festival pagandoli 2,56 euro l’ora – onestamente penso che fare il volontario forse è meno umiliante).

Poi sono fiorite le accuse dirette a lei: dalle barricate del femminismo pro-sex la rimproverano di avere un discorso antisessista ma di non praticarlo (citando delle case di produzione di porno schifosamente maschilista per cui lei lavora), di silenziare la realtá delle attrici vessate con la sua idea di bianca privilegiata del porno come mondo magico di possibilitá, di non essere solidale con le prostitute sfruttate (da Apricot in primis), di essersi appropriata di discorsi radicali e averli messi al servizio di un’impresa schifosamente capitalista, e addirittura c’è una che le rinfaccia di non essersi pronunciata ai tempi della querelle Stoya contro James Deen (tipo Io giá l’avevo capito da allora che a te interessano solo i soldi).

Dalle femministe anti-sex gli anatemi che piovono ve li lascio immaginare (gente che non guarda porno e disprezza anche il porno femminista, peró si sente chiamata in causa – il potere della viralitá che torna indietro come il famoso cetriolo – e in 2 milioni di visualizzazioni ci stanno un sacco di cetrioli).

Poi c’è la critica dalla sponda politica piú radicale, per cui le contraddizioni evidenziate nel video sono giá vecchie (“eh, noi l’avevamo giá detto nel 2011, queste cose ormai si sanno e voi state facendo solo un’operazione di pinkwashing”).

Dal mio modesto ma informato punto di vista posso dire che:

  • tutte le mie amiche prostitute hanno condiviso entusiasticamente il video (e qualcosa questo vorrá pur dire)
  • il video è un prodotto notevole, che dice in maniera chiara e concisa molte cose che giá si sanno, è vero, ma che è bene tenere a mente (poi cosa fare per cambiare le cose non è che me lo deve dire Amarna Miller, con tutto il rispetto)
  • non considero quel filmato un manifesto politico: è uno spot, lo apprezzo e lo giudico come tale. e come tutti gli spot ben riusciti non vende un prodotto, ma uno stile di vita: in questo caso, uno stile di vita in cui mi riconosco
  • ho lavorato nel porno e ho visto sia lo sfruttamento, sia la possibilitá di emancipazione per delle donne che non avevano altre possibilitá (o che avevano fatto una scelta consapevole e serena)

E mi ha emozionato sentire risuonare, contro un sistema schifosamente ipocrita, le parole di una donna che parla dallo stigma. Perchè sará pure bianca, sará un’imprenditrice (giá, vende le sue mutande) e quello che volete, ma per la maggioranza della gente perbene sempre una puttana rimane.

Patria mi ha emozionato molto piú del balletto dello spot di Spike Jonze per Kenzo, acclamato da piú parti come femminista.

E ripensando a quello spot mi è venuto il dubbio: non sará che il femminismo, come la bellezza, sta negli occhi di chi guarda?

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