Betty&Books

immaginari contemporanei da un’ottica di genere

prove tecniche per mettere in pratica il lato sovversivo del piacere

In che modo il piacere può diventare uno strumento di sovversione dei ruoli di genere all’interno dello spazio pubblico? Ce lo siamo chieste durante un laboratorio in occasione di Yepp Me (Vienna, Settembre 2017) a cui hanno partecipato cinque ragazze greche e una ragazza bulgara.

Se anche tu ti porti nel cuore questa domanda, o se vuoi mettere in discussione gli stereotipi di genere rispetto allo spazio pubblico leggi il nostro report, ci sono spunti e idee per mettersi in gioco!

Dal 22 al 30 settembre una delegazione di Betty&Books si è recata a Vienna con l’intento di partecipare a YEPP ME, progetto europeo organizzato principalmente dall’associazione viennese “Macuco”.

Il progetto si è caratterizzato da una forte auto-gestione collettiva sia rispetto alle attività da fare che per la gestione pratica della vita in comune. In un clima propositivo, a tratti dispersivo, la conoscenza reciproca tra i\le partecipant@ è iniziata dando vita ad una serie di incontri e laboratori pratici e teorici.

Composta da Elisa, Silvia, Marta e Rita la  Betty’s delegation non si è lasciata di certo intimorire dal  proprio inglese maccheronico e alla prima occasione ha proposto la creazione di un gruppo con l’intento di condividere pratiche e tematiche trans-femministe.

-> “Genere e Spazio pubblico” qui trovi una bibliografia ragionata.

Al richiamo trans-femminista hanno  risposto cinque ragazze greche e una ragazza bulgara. Armato di desiderio di “fare qualcosa di pratico” il gruppo si è concentrato sul tema del piacere e sul lato sovversivo che quest’ultimo può scatenare in ognun@ di noi. Dopo un paio di incontri in cui ci si è scambiate idee, esperienze, desideri e in cui abbiamo avuto modo di conoscerci più intimamente le une con le altre, un breve laboratorio è stato proposto.

A partire dalla semplice domanda “che cos’è per te il piacere?” i\le partecipant@ sono stat@ coinvolt@ in una serie di semplici attività che, mettendo al centro dell’esperienza la riflessione sul piacere e sul nostro corpo, hanno spinto le persone ad interrogarsi sulla normatività che ruoli sociali e stereotipi di genere hanno rispetto alle molteplici e contraddittorie possibilità che esistono quando si parla di piacere.

In un primo momento incentrato sulla dimensione personale del piacere, sono state proposte diverse attività quali: rispondi alla domanda “che cos’è il piacere?”; individua una parte del corpo che associ al piacere e chiedi ad una persona con cui ti senti a tuo agio di evidenziarla usando lo scotch colorato.

Successivamente il workshop ha dato spazio a un momento di creazione performativa collettiva: divis@ in 3 gruppi le\i partecipant@ hanno avuto la possibilità di creare una piccola scenetta e una scatola di travestimenti, trucchi, vestiti, oggetti apparentemente inappropriati è stata messa a disposizione di tutt@. Tra improvvisazioni, colpi di scena, imbarazzi e auto-ironia una serie di brevi performance ha restituito la riflessione dei diversi gruppi. C’è chi si è tolta la maglietta per evidenziare la difficoltà che le donne hanno nel restare a petto nudo nello spazio pubblico quando lo desiderano; chi ha finto di guidare un’auto a tutta velocità come sfida all’idea che le donne guidano piano e dolcemente (sfatiamone il mito scopri le turbolente); chi ha pisciato in piedi sfruttando il cono per far pipì; chi ha trasformato un cetriolo in un dildo, chi ha bevuto latte di soia all’interno di una festa mettendo in discussione l’idea che agli uomini  debba piacere la birra per forza e chi ha semplicemente mangiato dell’uva stando comodamente sdraiato sull’erba.

Così facendo il concetto di piacere si è progressivamente allargato sconfinando dalla sfera sessuale a cui viene spesso relegato e andando invece a includere ambiti, situazioni, comportamenti eterogenei e fortemente necessari per chi li ha condivisi.

Infine, in un momento di feedback collettivo, abbiamo letto insieme le definizioni di piacere che avevamo dato individualmente all’inizio del laboratorio e abbiamo cercato di riflettere su come tali definizioni erano cambiate (o no) grazie all’esperienza fatta insieme.

Una serie di questioni sono emerse in quel momento, e anche successivamente tra noi che avevamo organizzato il workshop. Se da una parte entrare in contatto con ciò che ci fa provare piacere, esperirlo sia in una dimensione intima che in un contesto più pubblico, ci sembra uno dei modi in cui le soggettività transfemministe possono svincolarsi dalle strumentalizzazioni dei propri corpi tipiche delle istituzioni neoliberiste, del neofondamentalismo e delle nuove destre (pinkwashing, femonazionalismo e tutte queste brutte cose qui), dall’altra ci siamo chiest@ in che modo rendere sovversivo il piacere in un senso più ampio, sconfinando dalla dimensione individuale o comunque di un gruppo ristretto e privilegiato di persone.

Come passare dalle micropratiche a un’azione politica incisiva e diffusa, o per lo meno diffondibile?

Non abbiamo trovato una risposta esatta a tali interrogativi, ma per esempio un altro workshop proposto durante lo scambio, un laboratorio di Vogue per irrompere favolosamente e frocialmente nello spazio pubblico tenuto da un@ compagn@ bulgar@, ci ha elettrizzato e fatto capire che stavamo percorrendo un percorso ricco di possibilità.

Illustrazione da teenvogue.com

 

Mettendo al centro dell’attenzione il corpo come linea di confine attraverso cui il piacere viene soddisfatto o negato all’individu@, il corpo come luogo in cui la memoria della soddisfazione o della negazione si incorpora e si manifesta giorno dopo giorno, e il corpo come strumento di liberazione e di sovversione, il laboratorio è stato un momento di forte condivisione e di conoscenza reciproca oltre che di consapevolezza ed elaborazione personale.

Un urlo liberatorio collettivo ha concluso questa esperienza facendo riecheggiare tutto il potere e la forza che ciascun@ di noi possiede e che talvolta dimentica di avere! Tu non dimenticarlo.